Presentiamo il caso clinico del Sig. Antonio M., 62 anni, affetto da diabete mellito di tipo 2 da 18 anni e arteriopatia obliterante periferica (AOP) di stadio III-IV secondo la classificazione di Fontaine. Questo caso rappresenta un esempio emblematico di come la medicina rigenerativa, attraverso un protocollo integrato di Grande Autoemoinfusione e ossigeno-ozono terapia, possa offrire soluzioni concrete anche in situazioni cliniche apparentemente disperate.
Il paziente si è presentato alla nostra attenzione nel settembre 2024, dopo essere stato valutato presso un altro centro ospedaliero dove era stata proposta l'amputazione dell'avampiede sinistro a causa di un'ulcera ischemica non guaribile al primo dito del piede sinistro, presente da oltre 8 mesi e progressivamente peggiorata nonostante le terapie convenzionali. Il paziente presentava inoltre claudicatio intermittents severa con distanza di marcia libera da dolore inferiore a 50 metri, dolore a riposo notturno che richiedeva analgesici oppioidi, e una pressione transcutanea di ossigeno (TcPO2) al piede sinistro di soli 12 mmHg (valori normali superiori a 40 mmHg).
L'anamnesi del paziente rivelava un quadro metabolico complesso: diabete mellito di tipo 2 in terapia insulinica con emoglobina glicata (HbA1c) di 8,9%, ipertensione arteriosa, dislipidemia mista, obesità di grado I (BMI 32), neuropatia diabetica sensitivo-motoria agli arti inferiori e retinopatia diabetica non proliferante. L'angio-TC degli arti inferiori mostrava occlusioni multiple delle arterie tibiali e peroniere bilateralmente, con scarso circolo collaterale. Il chirurgo vascolare del precedente centro aveva giudicato il paziente non candidabile a rivascolarizzazione endovascolare o chirurgica.
Dopo un'attenta valutazione multidisciplinare, abbiamo proposto al paziente un protocollo terapeutico integrato basato su: Grande Autoemoinfusione con ozono (GAE) bisettimanale per 8 settimane, poi settimanale per ulteriori 8 settimane; ossigeno-ozono terapia locale mediante insufflazione in sacchetto sull'arto inferiore sinistro, 3 volte a settimana; ottimizzazione della terapia diabetologica con obiettivo HbA1c inferiore a 7%; terapia nutrizionale anti-infiammatoria personalizzata; e integrazione mirata con omega-3 ad alta concentrazione, vitamina D, coenzima Q10 e acido alfa-lipoico.
I risultati sono stati progressivi e straordinari. Dopo le prime 4 settimane di trattamento, il paziente ha riferito una significativa riduzione del dolore a riposo notturno, con possibilità di ridurre gli analgesici oppioidi del 50%. La distanza di marcia libera da dolore è aumentata da 50 a 120 metri. L'ulcera si è ridotta del 60% e presentava tessuto di granulazione sano e attivo.
A 8 settimane dall'inizio del protocollo, i miglioramenti sono diventati ancora più evidenti. Il dolore a riposo è completamente scomparso, permettendo la sospensione degli oppioidi. La distanza di marcia ha raggiunto i 300 metri. La TcPO2 ha raggiunto 28 mmHg, indicando un significativo miglioramento della perfusione tissutale. L'ulcera si è ridotta del 60% e presentava tessuto di granulazione sano e attivo. L'HbA1c è scesa a 7,4%.
A 16 settimane, al termine del protocollo intensivo, i risultati si mantengono stabili e il paziente gode di una qualità di vita significativamente migliorata. Questo caso clinico è stato presentato al congresso ISSCA 2025 come esempio di eccellenza nella gestione dell'arteriopatia diabetica con medicina rigenerativa. Se soffri di problemi vascolari o diabetici, prenota una consulenza per valutare se un protocollo simile può aiutarti.
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